(...) He leads among Republicans and Republican-leaning independents because they believe he's their most electable candidate. (Coincidentally, Democrats and Democrat-leaning independents also think Giuliani's the GOP's best hope.) And he offers what Republicans polled said they prize most in a candidate: strong leadership, something they apparently associate with his role in New York in reducing crime and handling the city's post-9/11 trauma.
(...) Giuliani has been, without question, the surprise of the race. He's managed this with a smart and energetic campaign that has let him put a discreet distance between himself and Bush while burnishing his own anti-terrorism credentials. As he insisted to Republicans in Manchester, N.H., "Democrats don't understand the full nature and scope of the terrorist war against us." A Democratic president, he said, would "wave the white flag ... put us back on defense." W could not have said it better.
John Farmer, sul Newark Star-Ledger.
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Il New Jersey, negli ultimi cicli elettorali della politica statunitense, è stato sempre una chimera per il partito repubblicano. Ogni occasione sembrava quella buona per scalfire il potere consolidato dei democratici (che nel Garden State hanno raggiunto livelli di corruzione imbarazzanti), ma poi - alla resa dei conti - il GOP non riusciva mai a compiere il colpo di reni decisivo, malgrado le dinamiche demografiche degli ultimi anni abbiano reso il New Jersey sempre più purple e sempre meno blue. La fine di questa maledizione, però, potrebbe arrivare proprio alle elezioni presidenziali del 2008, se a vincere le primarie repubblicane fosse un candidato - come Rudolph Giuliani - che nel New Jersey gode di un livello enorme di popolarità.
Secondo un sondaggio del Quinnipiac Institute (via Blogs for Giuliani), in New Jersey l'ex sindaco di New York vincerebbe senza alcuno sforzo lo scontro interno al GOP con il senatore John McCain (58% contro 15%, rispetto al 39%-21% di gennaio), ma soprattutto sarebbe davanti - con un margine piuttosto comodo - anche a Hillary Rodham Clinton (50% contro 41% a favore dell'ex sindaco di New York).
Si tratta di un'ottima notizia per Rudy, visto che il New Jersey - oltre ad essere uno dei primi stati coinvolti nel processo delle primarie - è anche uno stato molto popoloso, che con i suoi 15 voti elettorali per la Casa Bianca potrebbe rappresentare un fattore di vulnerabilità molto pericoloso per la strategia classica del partito democratico.
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