Rudy davanti a Hillary in Florida (+8%), Ohio (+5%) e Pennsylvania (+4%). C'è qualche altro candidato repubblicano in giro che può vantare numeri così importanti?Republican Rudolph Giuliani is favored over Democratic front-runner Hillary Clinton for the US presidency in three key electoral states (...) a new poll showed Thursday. The Quinnipiac University poll showed that former New York mayor Giuliani, who is leading the race for the Republican presidential nomination, would beat Democrat Senator Clinton solidly in Florida, Ohio and Pennsylvania. The three populous states are seen as crucial swing states in any election, with their voters never clearly in the Republican or Democrat camp. In Florida, Giuliani topped Clinton -- the wife of former president Bill Clinton 49-41 percent; in Ohio 46-41 percent, and in Pennsylvania 47-43 percent.
Tags: Florida, Ohio, Pennsylvania, Quinnipiac, Sondaggi
Da leggere, tutto d'un fiato, l'ottimo articolo su Rudolph Giuliani scritto da Alessandro M. Gisotti per L'Occidentale.Se si votasse oggi non ci sarebbe storia, Rudy Giuliani verrebbe eletto 44.mo presidente degli Stati Uniti. Da quando ha annunciato la sua candidatura, il “Sindaco d’America” non ha mai perso, nei sondaggi, la testa della classifica. Il distacco rispetto ai suoi diretti inseguitori del partito Repubblicano sembra al momento incolmabile. (...) Vale la pena, tuttavia, di approfondire le tematiche sulle quali il candidato del Grand Old Party sta puntando per conquistare la Casa Bianca. In una campagna elettorale in cui Internet guadagna sempre più spazio, un buon pro memoria ce lo fornisce il sito web JoinRudy2008.com, che alla voce issues indica un vero e proprio decalogo di temi forti. Risulta subito evidente che, per arrivare a Pennsylvania Avenue, Giuliani attinge al capitale politico e di popolarità acquisito durante l’amministrazione di New York. Ma vediamo il Giuliani-pensiero punto per punto.
Tags: Alessandro Gisotti, L'Occidentale
L'ultimo sondaggio di Los Angeles Times/Bloomberg sulla corsa per la candidatura repubblicana alle presidenziali del 2008 vede, per la prima volta, Fred Thompson scavalcare John McCain e diventare l'avversario più pericoloso di Rudy Giuliani in vista delle primarie. Secondo il sondaggio pubblicato dal quotidiano californiano, Giuliani (29%) avrebbe 14 punti percentuali di vantaggio su Thompson (15%) e 17 su McCain (12%). Più staccati Mitt Romney (8%) e Newt Gingrich (7%).
E' ancora troppo presto, però, malgrado le oggettive difficoltà di McCain, per considerare fuori dal gioco il senatore dell'Arizona, che resta in seconda posizione tra i possibili candidati del GOP secondo Time (Giuliani 35%; McCain 20%; Gingrich 11%; Thompson 10%; Romney 10%), Rasmussen Reports (Giuliani 26%; McCain 16%; Thompson 14%; Romney 12%; Gingrich 8%); Gallup (Giuliani 38%; McCain 16%; Romney 12%; Gingrich 10%; Thompson 10%), Cook/RT Strategies (Giuliani 34%; McCain 17%; Thompson 10%; Gingrich 9%; Romney 6%) e Fox News (Giuliani 36%; McCain 20%; Thompson 9%; Gingrich 6%; Romney 6%).
Rudy Giuliani is the real fiscal conservative in the 2008 presidential race. That's why I'm endorsing him for president. Most Americans know that Mr. Giuliani turned around America's largest city. They know he cut crime and welfare in half; they know that he improved the quality of life from Times Square to Coney Island and everywhere in between. And they witnessed his Churchillian leadership following the terrorist attacks on 9/11.
Less well known is the mayor's fiscal record. Nonetheless, conservatives will find it impressive. He built New York's resurgence not just on fundamental police work, but also on a foundation of fiscal discipline. He cut taxes and the size of government and turned an inherited deficit into a multibillion dollar surplus. Mr. Giuliani entered office in 1994 with a $2.3 billion budget deficit handed to him by his predecessor, Mayor David Dinkins. Liberal conventional wisdom held that the only way to close the gap was to raise taxes while cutting back on basic city services such as sanitation. The new mayor rejected this advice--in fact, he famously threw the report recommending tax hikes in the trash! Instead, he set out to restore fiscal discipline to the "ungovernable city"--and achieved results that Reagan Republicans can applaud.
Steve Forbes, Wall Street Journal
Tags: Steve Forbes, Wall Street Journal
Rudolph Giuliani accetta l'endorsement di Steve Forbes e abbraccia l'ipotesi di introduzione della flat tax. Mentre il New York Times sottolinea che nel 1996 le opinioni di Giuliani in merito erano diverse, noi non possiamo che apprezzare l'ennesimo passo di avvicinamento compiuto da Rudy verso l'ala più "liberista" del Partito repubblicano.
(...) Steve Forbes is a figure quite popular with the economic conservative wing of the Republican Party. He's famous, as conservatives all know, for championing a flat tax in his 1996 presidential campaign. (...) Second, Mr. Forbes, when he ran again in 2000, underwent a transformation to try to make himself into the "family values" candidate in that race. Much less economics, much more home economics. (...) So, this is an endorsement from a prominent conservative with a foot in both worlds, when it comes to economic versus social conservatives.Round-Up: New York Sun Politics Blog, Race 4 2008, Eyeon08.com, Matt Lewis, ChicagoCon, The Right's Field, Giuliani for 2008, The Crimson Blog, Portable Planet. Trackbacked to Weekend (Open) Must-Read List at The Right Nation.
Tags: Flat Tax, New York Times, Steve Forbes
Mille persone hanno riempito, giovedì scorso, una sala dello Sheraton New York per una cena di fundraising organizzata a supporto della candidatura di Rudolph Giuliani alla Casa Bianca. Un evento a base di hot dog, gelati e distribuzione di cappellini da baseball marchiati "Rudy" (che differenza con le cene di gala organizzate dai democratici ad Hollywood...). Ospite d'onore della serata il comico Dennis Miller, che ha intrattenuto gli ospiti con uno stand-up show in cui sono stati presi di mira soprattutto Nancy Pelosi ("a moron") e le teorie catastrofiste sul global warming ("excuse me for not believing temperatures from 1906, when we were still s*ing in the woods"). Secondo J. Lane di Blogs for Giuliani, la cifra raccolta in questa serata si aggira intorno ai 2 milioni di dollari: "All in all though, it looks like Rudy hit a home run!".
Tags: Blogs for Giuliani, Dennis Miller
L'ultimo numero di Panorama in edicola - il secondo dopo il restyling del settimanale - ospita, nella sua rubrica dedicata ai blog, un breve articolo dedicato a Italian Bloggers for Giuliani 2008 (e in particolare a questo post). Forse è il caso di fare un salto di edicola. Solo per questa volta.
Tags: Panorama
Rudy Giuliani in netto vantaggio su John McCain (38% contro 18%) nei sondaggi in vista delle primarie repubblicane in Nevada. In campo democratico, invece, Hillary Clinton strapazza Barack Obama (32% contro 20%). In un potenziale match-up tra Giuliani e Clinton, l'ex sindaco di New York sarebbe in vantaggio di 8 punti percentuali (46% contro 38%).
Tags: Barack Obama, Hillary Clinton, Nevada, Sondaggi
Uno sondaggio della Quinnipac University registra il vantaggio di Rudolph Giuliani in Florida, Ohio e Pennsylvania nei confronti di Hillary Clinton e Barack Obama. Dal 1964 ad oggi, nessun candidato alla Casa Bianca ha vinto le elezioni presidenziali senza conquistare almeno due di questi tre stati-chiave.
Tags: Barack Obama, Florida, Hillary Clinton, Ohio, Pennsylvania, Quinnipiac, Sondaggi
There's the dilemma: one candidate who reasonably consistently takes the correct position - but who seems to disdain his conservative supporters; another who often deviates from the correct position - but who reserves his disdain for his left-wing antagonists. Is it really so surprising that so many conservatives should feel more comfortable with the latter than the former?David Frum, su The Corner (il blog della National Review).
Tags: David Frum, National Review, The Corner
Rudy continua a volare nei sondaggi che lo vedono contrapposto agli altri candidati repubblicani per la corsa verso la Casa Bianca. Secondo Rasmussen Reports, che sforna rilevazioni statistiche con una cadenza settimanale, Giuliani ha 15 punti percentuali di vantaggio su John McCain, mentre Newt Gingrich (che, a differenza di tutti gli altri, non ha ancora annunciato la sua candidatura) e Mitt Romney sono più indietro. Dalla metà di gennaio ad oggi, insomma, Giuliani ha quasi raddoppiato il vantaggio nei confronti di McCain. Nel grafico qui sopra (clicca per ingrandire), vengono riassunti tutti i sondaggi relativi al GOP Field effettuati da Rasmussen nel 2007. La forbice, inesorabilmente, si allarga.
La notizia migliore per i sostenitori di Rudolph Giuliani, e del GOP in generale, arriva poi dagli scontri diretti con i potenziali candidati democratici. Rudy, a differenza dei suoi colleghi repubblicani, è in vantaggio in tutti i possibili match-ups: di poco con John Edwards (46% contro 44%); di abbastanza con Barack Obama (46% contro 40%); di molto con Hillary Clinton (52% contro 43%), di moltissimo con Joe Biden (49% contro 38%), di un'enormità con Bill Richardson (52% contro 35%). McCain, tanto per fare un paragone, soffre molto di più contro i principali front-runner democratici, uscendo sconfitto dai sondaggi contro John Edwards (44%-45%), pareggiando con Barack Obama (44%-44%) e spuntandola di misura contro Hillary Clinton (45%-44%). Mentre Romney perde di 10 punti percentuali contro Hillary Clinton, di 16 contro Barack Obama e di 18 contro John Edwards. Insomma, a proposito di electability, Rudy non ha rivali in campo repubblicano.
Tags: Match-Ups, Rasmussen Reports, Sondaggi
Per la prima volta da quando è iniziata la lunga rincorsa alle presidenziali americane del 2008, il Corriere della Sera si occupa del candidato in testa a tutti i sondaggi: Rudolph Giuliani. Dopo mesi di paginate estatiche spese per incensare Hillary Rodham Clinton e Barack Obama, la corrispondente Alessandra Farkas firma un lungo articolo sull'ex sindaco di New York. Ma non basta l'assenza dell'imbarazzante Ennio Caretto per evitare al Corrierino la solita, triste figuraccia sulla politica americana.
Il pezzo della Farkas è infatti infarcito da una serie impressionante di luoghi comuni, gossip di basso profilo, inesattezze e - last but not least - una rassegna stampa sulla campagna anti-Rudy lanciata dai settimanali liberal, perfettamente consapevoli che la candidatura dell'America's Mayor metterebbe in serio dubbio le chance elettorali dei democratici nel 2008. Dopo mesi di silenzio, insomma, il Corrierino sceglie la via del giornalismo-spazzatura.
Spentasi l'euforia di ogni inizio corsa, quando il corridore più veloce in partenza è indicato, spesso erroneamente, come il vincitore al traguardo, la candidatura dell'ex sindaco di New York si è già incagliata contro alcune, forse insormontabili, difficoltà.
A sostegno di questa bizzarra tesi, visto che Rudy sta letteralmente volando nei sondaggi (anche se il 2008 è ancora molto lontano), la Farkas cita il secondo posto ottenuto da Giuliani nello straw poll della Conservative Political Action Conference di quest'anno (17% contro il 21% di Romney), dimostrando così di non avere la più pallida idea di cosa sia il CPAC. E ignorando, o facendo finta di ignorare, quanto sia stata buona - rispetto al contesto - l'accoglienza tributata a Rudy dall'ala più conservatrice del partito (si legga l'ottima analisi di Ne quid nimis in merito). Senza contare che i voti ottenuti da Giuliani sono quasi il doppio di quelli raccolti al CPAC 2006. A proposito di candidatura "incagliata".
Tralasciamo la sensazione di tristezza che ci assale quando leggiamo, su quello che dovrebbe essere il grande giornale della borghesia italiana, articoli che un settimanale per parrucchieri si vergognerebbe di pubblicare, travestiti da analisi sulla politica internazionale. A questo, il Corrierino ci ha purtroppo abituato da tempo. Ma vogliamo insistere su un fatto estremamente importante: la campagna anti-Rudy a cui si stanno dedicando alcune "corazzate" del giornalismo liberal (parlo di Newsweek, non del Corrierino) è un segnale estremamente positivo. Giuliani viene percepito, non solo all'interno del GOP, come il candidato repubblicano più forte, in grado di pescare a piene mani nel bacino dell'elettorato indipendente senza rinunciare alla base della Right Nation. L'unica speranza, per i sostenitori dei democratici, è rovinare la sua immagine di fronte all'ala più conservatrice del GOP, nella speranza di una sua sconfitta alle primarie. La strategia, neanche troppo nascosta, è esattamente questa. Preparatevi dunque ad un'altra ondata di character assassination nei prossimi mesi. Ma ricordatevi, ogni volta, che si tratta di un riconoscimento della forza di Giuliani.
Tags: Alessandra Farkas, Corrierino, Ennio Caretto
Also sprach Giuliani
Rudolph Giuliani ha tenuto il suo atteso speech venerdì sera, ore 2pm locali , presso il CPAC 2007 - Conservative Political Action Conference - a Washington.
Secondo alcuni sarebbe stato per Giuliani un intervento in partibus infidelium, considerandolo "poco Conservative"; non per noi, che valutiamo le sue posizioni pro-choice sui diritti civili fondate su un approccio solidamente conservative, del tutto analoghe a quelle di un certo Ronald Reagan Governatore della California, quando divenne uno dei massimi presidenti americani nonché icona Conservatrice. [leggi il resto su Nequidnimis]
Also sprach Giuliani - the video
Facendo seguito al post precedente, abbiamo recuperato lo YouTube di parti essenziali del discorso di Rudolph Giuliani al CPAC, venerdì scorso.
Abbiamo anche inserito al suo fianco il magnifico discorso di presentazione al CPAC tenuto dal columnist George Will: dopo averlo sentito, se ci fossero ancora dubbi sull'essere truly & consistently conservative di Rudy, fatevi vedere, da uno bravo però. Il video, contrariamente alla fantastica intro, riguarda solo la parte relativa alla sicurezza e la guerra al terrore del discorso di Rudy, per cui interessa particolarmente noi "stranieri". [leggi il resto su Nequidnimis]
Tags: California, CPAC, Nequidnimis
Il New Jersey, negli ultimi cicli elettorali della politica statunitense, è stato sempre una chimera per il partito repubblicano. Ogni occasione sembrava quella buona per scalfire il potere consolidato dei democratici (che nel Garden State hanno raggiunto livelli di corruzione imbarazzanti), ma poi - alla resa dei conti - il GOP non riusciva mai a compiere il colpo di reni decisivo, malgrado le dinamiche demografiche degli ultimi anni abbiano reso il New Jersey sempre più purple e sempre meno blue. La fine di questa maledizione, però, potrebbe arrivare proprio alle elezioni presidenziali del 2008, se a vincere le primarie repubblicane fosse un candidato - come Rudolph Giuliani - che nel New Jersey gode di un livello enorme di popolarità.
Secondo un sondaggio del Quinnipiac Institute (via Blogs for Giuliani), in New Jersey l'ex sindaco di New York vincerebbe senza alcuno sforzo lo scontro interno al GOP con il senatore John McCain (58% contro 15%, rispetto al 39%-21% di gennaio), ma soprattutto sarebbe davanti - con un margine piuttosto comodo - anche a Hillary Rodham Clinton (50% contro 41% a favore dell'ex sindaco di New York).
Si tratta di un'ottima notizia per Rudy, visto che il New Jersey - oltre ad essere uno dei primi stati coinvolti nel processo delle primarie - è anche uno stato molto popoloso, che con i suoi 15 voti elettorali per la Casa Bianca potrebbe rappresentare un fattore di vulnerabilità molto pericoloso per la strategia classica del partito democratico.
Tags: Blogs for Giuliani, New Jersey, Quinnipiac, Sondaggi
Dalla East Coast alla West Coast Rudolph Giuliani, stando agli ultimi sondaggi pubblicati, pare essere nettamente favorito all’interno del GOP nella corsa alla Casa Bianca, Gingrich o no.
Republicans
* Rudy Giuliani 44%
* John McCain 21%
* Newt Gingrich 15%
* Mitt Romney 4%
Anzi, sarebbero proprio gli elettori di Newt a scavare irrimediabilmente il solco tra Rudolph Giuliani e il Sen. John McCain se l’ex speaker del Congresso non dovesse presentarsi ai nastri di partenza delle primarie repubblicane:
If Gingrich does not run, for whom would you vote?
* Rudy Giuliani 53%
* John McCain 23%
* Mitt Romney 5%If Newt isn’t included, 60% of his votes go to Rudy while a measly 13% goes to Sen McCain.
L’autore del Contract with America e del ben più recente Winning the Future: A 21st Century Contract with America pubblicato nel 2005 - e che aveva fatto da presagio a una possibile candidatura nel 2008 - ha recentemente comunicato che scioglierà le riserve solo verso fine estate, pochi mesi prima delle “primarie invernali” quando i giochi all’interno del GOP, con un Giuliani in forte crescita di popolarità anche tra l’elettorato più conservatore e solitamente critico nei confronti delle sue posizioni etiche, potrebbero considerarsi già virtualmente conclusi.
Via Patrick Ruffini, Race 4 2008. Written by StarSailor
Tags: Sondaggi
In September 2001, as his mayoralty was winding down, New York had achieved civic equilibrium. This was a city at peace with itself, no matter what Al Sharpton might have said. The New York of 1991 would not have responded with the calm dignity and sense of common purpose that the New York of 2001 did. The New York of 1991 was a city governed by the liberal elite. The New York of 2001 had been changed utterly by an anti-liberal mayor. We're going to hear a lot about how rude, abrasive, arrogant, high-handed, combative, isolated, difficult and aggressive Rudy Giuliani was as mayor. And yet he was the key factor in turning New York into the safe, clean, pleasant, polite, neighborly and genuinely nice place it was when we were attacked on 9/11. His record is clear: He fought the left mercilessly, and he not only won politically, he won as far as history's proper judgment of his tenure in New York. Is it any wonder conservative Republicans are so eager to think the very best of him?
John Podhoretz, sul New York Post, spiega perché i conservatori americani - contro ogni previsione politologica - sono letteralmente impazziti per Rudolph Giuliani.
Tags: John Podhoretx, New York Post
Only a few months ago, conventional wisdom throughout much of the political world was that former New York Mayor Rudy Giuliani might make a competitive Republican candidate for president in a general election, but he could never win his party’s nomination because conservative primary voters would reject him.
Now, suddenly, that wisdom seems to have shifted, and as Giuliani trouped through California recently, he was wowing conservatives with his charisma, his gift for sounding spontaneous on the stump and his call for bold national leadership.
Il quotidiano di Sacramento (California) Pueblo Chieftain (via Blogs for Giuliani), ci racconta le prime mosse verso le primarie di Giuliani, McCain e Romney. E scopre che, ai conservatori californiani, Rudy non dispiace affatto. Anzi.
Tags: Blogs for Giuliani, California
Steven Malanga, sul City Journal, smonta - pezzo per pezzo - la leggenda metropolitana che vorrebbe Rudolph Giuliani troppo spostato a sinistra rispetto al baricentro politico del GOP. Basterebbe ricordarsi i giorni in cui era sindaco di New York:
To those of us who observed Giuliani from the beginning, it was astonishing how fully he followed through on his conservative principles once elected, no matter how much he upset elite opinion, no matter how often radical advocates took to the streets in protest, no matter how many veiled (and not so veiled) threats that incendiary figures like Al Sharpton made against him, and no matter how often the New York Times fulminated against his policies.
E ancora:
As mayor, he instituted a “zero tolerance” approach that cracked down on quality-of-life offenses like panhandling and public urination (in a city where some streets reeked of urine), in order to restore a sense of civic order that he believed would discourage larger crimes. “Murder and graffiti are two vastly different crimes,” he explained. “But they are part of the same continuum, and a climate that tolerates one is more likely to tolerate the other.” He linked the Dinkins era’s permissive climate, which tolerated the squeegee men (street-corner windshield cleaners who coerced drivers into giving them money at the entrances to Manhattan), to the rise of more serious crime. “The police started ignoring all kinds of offenses,” Giuliani later recounted of the Dinkins years. They “became,” he deadpanned, “highly skilled observers of crime”.
Un approccio, quello di Giuliani, che non si è limitato a ristabilire l'ordine pubblico a New York, ma caratterizza un'intera filosofia di governo.
Giuliani’s success against crime wasn’t merely the singular achievement of a former prosecutor. He applied the same principles to social and economic policy, with equally impressive results. Long before President Bush’s “ownership” society, Giuliani described his intention to restore New York as the “entrepreneurial city,” not merely providing the climate for new job creation but also reshaping government social policy away from encouraging dependency and toward reinforcing independence.
Ed è proprio questo approccio che distingue i conservatori dalla sinistra:
As part of Giuliani’s quintessentially conservative belief that dysfunctional behavior, not our economic system, lay at the heart of intergenerational poverty, he also spoke out against illegitimacy and the rise of fatherless families. A child born out of wedlock, he observed in one speech, was three times more likely to wind up on welfare than a child from a two-parent family. “Seventy percent of long-term prisoners and 75 percent of adolescents charged with murder grew up without fathers,” Giuliani told the city. He insisted that the city and the nation had to reestablish the “responsibility that accompanies bringing a child into the world,” and to that end he required deadbeat fathers either to find a private-sector job or to work in the city’s workfare program as a way of contributing to their child’s upbringing. But he added that changing society’s attitude toward marriage was more important than anything government could do: “[I]f you wanted a social program that would really save these kids, I guess the social program would be called fatherhood”.
E che dire dei 23 tagli alle tasse effettuati durante il suo doppio mandato?
Although Giuliani was no tax or economic expert when he took office, he became a tax-cut true believer when he saw how the city’s economy and targeted industries perked up at his first reductions. One of his initial budgetary moves was to cut the city’s hotel tax, which during the Dinkins administration had been the highest of any major world city. When tourism rebounded, Giuliani pointed out that the city was collecting more in taxes from a lower rate. “No one ever considered tax reductions a reasonable option,” Giuliani explained. But, he added in a speech at the Ronald Reagan Library, “targeted tax reductions spur growth. That’s why we have made obtaining targeted tax reductions a priority of every budget.” In his eight years in office, Giuliani reduced or eliminated 23 taxes (...).
Per non parlare della dimostrazione di leadership fornita al mondo dopo la tragedia dell'11 settembre.
As “America’s mayor,” a sobriquet he earned after 9/11, Giuliani has a unique profile as a presidential candidate. To engineer the city’s turnaround, he had to take on a government whose budget and workforce were larger than all but five or six states. (Indeed, his budget his first year as mayor was about ten times the size of the one that Bill Clinton managed in his last year as governor of Arkansas.) For more than a decade, the city has been among the biggest U.S. tourist destinations, and tens of millions of Americans have seen firsthand the dramatic changes he wrought in Gotham. Moreover, as an expert on policing and America’s key leader on 9/11, Giuliani is an authority on today’s crucial foreign policy issue, the war on terror. In fact, as a federal prosecutor in New York, he investigated and prosecuted major terrorist cases. As mayor, he took the high moral ground in the terrorism debate in 1995, when he had an uninvited Yasser Arafat expelled from city-sponsored celebrations during the United Nations’ 50th anniversary because, in Giuliani’s eyes, Arafat was a terrorist, not a world leader. “When we’re having a party and a celebration, I would rather not have someone who has been implicated in the murders of Americans there, if I have the discretion not to have him there,” Giuliani said at the time.
Credenziali, insomma, che dovrebbero convincere anche i conservatori più scettici della bontà della candidatura di Giuliani.
Round-Up: RealClearPolitics, FrontPageMag, Captain's Quarters, Power Line, Carry On America, The Influence Peddler, Decision '08, Laura's Miscellaneous Musings, Right Wing Nation, Peaktalk, Nixguy, Karnick on Culture, Now Batting for Pedro Borbon..., TV Eyes, Ace of Spades HQ, Bear to the Right, Rightlinx, Baseball Crank, Dean's World, Ed Driscoll, New York Sun, Rocky Mountain News, The Economist, National Review Online, New York Post.These are impressive conservative credentials. And if social and religious conservatives fret about Giuliani’s more liberal social views, nevertheless, in the general election such views might make this experience-tested conservative even more electable.
Tags: City Journal, Conservatives, New York, Steven Malanga
Da non perdere l'intervista concessa da Rudolph Giuliani a Hugh Hewitt, conduttore del talk show radiofonico "The Hugh Hewitt Show", blogger di successo e autore emergente della nuova editoria conservatrice. L'intervista affronta temi particolarmente importanti, come la presunta mancanza di consenso di Giuliani nell'ambito della cosiddetta destra religiosa e il nodo della nomina dei prossimi componenti della Corte Suprema.
Tags: Hugh Hewitt
La grandezza degli Stati Uniti è che le sfide più importanti portano inevitabilmente alla ribalta leader con la forza necessaria per affrontare il momento e la capacità di farci alzare in piedi insieme a loro. Leader la cui attitudine al comando si fa strada tra il rumore dei naysayers. Leader che ci spingono, non soltanto all'urgenza dell'azione ma alla consapevolezza che la vittoria è possibile grazie alle caratteristiche eccezionali dell'America.
Rudy Giuliani è un leader di questo tipo. In questi nostri tempi difficili, la sua è la combinazione unica di visione, coraggio e perseveranza di cui abbiamo bisogno alla Casa Bianca. Ecco perché io spero che avremo il buon senso di eleggerlo presidente degli Stati Uniti d'America.
Qualche giorno fa Andrew C. McCarthy, sulla National Review, ha spiegato perché Rudolph Giuliani dovrebbe essere il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Una lettura obbligatoria, per comprendere quale sia la posta in gioco alle presidenziali americane del 2008. Elezioni che avranno un impatto decisivo non soltanto al di là dell'Atlantico.
E' per questo motivo che un gruppo di blogger di TocqueVille ha deciso di rendere pubblico il proprio endorsement a favore di Rudolph Giuliani. In questo blog racconteremo la lunga campagna elettorale negli Stati Uniti, sostenendo il candidato repubblicano che ci sembra più adatto per riportare il GOP nel solco della rivoluzione reaganiana. Giuliani ha già dato prova delle proprie straordinarie capacità di leadership durante il doppio mandato come sindaco di New York e dopo la tragedia dell'11 settembre. E, last but not least, si è sempre mostrato fiero delle proprie origini italiane. Partecipa anche tu al blogroll di "Italian Bloggers for Giuliani 2008" e contribuisci a diffondere questa iniziativa.